Come affrontare il nuovo anno?
C’è chi spera che i suoi sogni si possano finalmente realizzare.
C’è chi china la testa e, rassegnato, pensa che non capiterà proprio nulla di diverso.
C’è chi lo comincia con splendide vacanze, chi cambia lavoro, chi cambia compagna o compagno, chi investe i suoi risparmi nelle macchine mangia soldi, chi passa da una messa all’altra ed all’uscita dalla chiesa volta la faccia dall’altra parte se si imbatte in una persona che chiede qualche centesimo.
C’è proprio di tutto, ma io?
Eccomi in un letto di ospedale per un intervento al cuore.
Sapete che sono un ottimista e questo vuol dire che, superati i capricci di una valvola mitrale, sarò pronto per i prossimi viaggi:, Napoli, Budapest, Islanda per l’aurora boreale, Valle d’Aosta ed infine New York.
Voglio, però, raccontarvi questo che è successo questa mattina alle 7,30 al mio ingresso in ospedale.
Dopo aver posteggiato l’auto ci siamo diretti verso l’ingresso notando uno strano spiegamento di forze dell’ordine.
Avvicinatisi, abbiamo visto un uomo di bassa statura che parlava su un palco improvvisato. Con molta sorpresa abbiamo visto che il nanetto era il sosia di Di Maio (e se fosse proprio lui?) ed allora ci siamo fermati ad ascoltare.
Il suo nemico di oggi era la sanità pubblica e, nello specifico, il Civile di Brescia. Le sue parole: ”Basta con questi baroni, basta con questi pseudo professoroni, basta con questi infermieri laureati. I reparti sono nostri, sono del poppolo. Voglio che mi seguite e che ci riprenderemmo la gestione: l’ospedale sarà gestito dal poppolo, con il poppolo, per il poppolo.”
A chi entrava in ospedale i seguaci del nanetto regalavano dei libri, diversi a seconda del reparto di destinazione. A me è capitato il capolavoro di De Amicis, riveduto e stampato ma, soprattutto, corretto dal sosia di Di Maio, il libro Quore.
Abbandonato il raduno, mia moglie e mia sorella ed io ci siamo incamminati verso la cardiochirurgia.
Eravamo preceduti ad un altro signore, di colore, con molta probabilità più giovane di me ma, all’apparenza, conciato peggio.
Uscendo dall’ascensore ci imbattiamo in un sosia di Salvini (oppure proprio lui?) che ci blocca dicendo:” prima gl’itagliani” e rivolgendosi a me:” Prego, lei entri”.
Preso da un senso di rabbia per questa affermazione di inciviltà gli rispondo:” io chiamo me Andreas Ceruttu e vengo di Rumania”. E il sosia di Salvini (oppure proprio lui) di rimando:”Allora prima quelli di pelle bianca”.
Disgustato ed incazzato prendo sottobraccio l’altro signore e procedo lungo il corridoio fino a trovare il reparto.
Lì altra sorpresa: sotto la scritta cardiochirurgia appare un manifesto scioccante:”lasciate ogni speranza o voi che entrate, per me di va nella città dolente, per me si va nell’etterno dolore, per me si va fra la perduta gente”.
Il mio sguardo, denso di significato, si rivolge al cielo, accompagnandolo con attributi verbali vietati ai bambini, alle signore, alle persone anziane ed ai malati di cuore, faccio un bel respiro, stringo i glutei e varco la soglia del reparto.
Uno spettacolo finalmente rassicurante: tutto lindo, tutto organizzato, tutto moderno.
Faccio un paio di metri e, probabilmente grazie ad una fotocellula, parte un registratore che trasmette la canzone di morandiana memoria:”ma se il mio cuore spera, non sarà solo una chimera”.
Considerando che il batterio chimera ha recentemente seminato morti qua e là nei reparti di cardiochirurgia porto velocemente la mano destra verso le parti basse, do una convinta ravanata e me ne vado verso il posto assegnato. ……
Ci vediamo alla prossima puntata (almeno spero)…………
P.s. Gli strafalcioni ortografici e grammaticali, evidenziati in corsivo-grassetto e colorati, inseriti nella pagina, ed anche i personaggi citati sono soltanto frutto della personale fantasia e qualsiasi riferimento a fatti e/o persone è da ritenersi puramente casuale….



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