Io…e la fotografia

Il mio rapporto con la fotografia è iniziato in modo strano.

Pensavo, infatti, che fissando quell’attimo, quella situazione o quel viso avrei ostacolato, in qualche modo, il loro divenire, restando soltanto testimone e custode del loro passato.

Poi un giorno mi fu regalata una Topcon IC1 e così iniziai a scattare qualche foto.

Da allora sono trascorsi molti anni, ho cambiato diverse macchine fotografiche ed oggi, dando ascolto a coraggiose richieste, ho deciso di  condividere alcune immagini, legate ad esperienze ed a viaggi in giro per il. mondo.

Un vero appassionato, se benevolo,  sorriderà, se severo inorridirà.

La mia voglia di misurarmi su cose nuove e di condividere emozioni  non si arrende nemmeno all’ineluttabile trascorrere degli anni.

La mia storia..professionale

Nato a Castro (Bg), piccolo paese sulla sponda bergamasca del lago d’Iseo,  il 14 dicembre ’47

Hobbies: chitarra e pianoforte (autodidatta), fotografia, informatica, buona cucina ed infine viaggi.

Esperienza professionale: lunga più di 40 anni, iniziata come manovale sull’erigenda Autostrada del Brennero, in seguito operaio, poi impiegato nel settore vendite, successivamente assistente alla direzione vendite, poi responsabile di filiale, direttore commerciale e, per finire, direttore generale.

L’esperienza più pregnante e significativa è senza dubbio quella maturata durante il mio primo vero lavoro, come manovale.

Avevo 18 anni.  Si lavorava anche a 19° sotto zero, con il ritmo scandito dal lento procedere del viadotto ed entrai in contatto con un mondo a me sconosciuto.

Compagni di avventura erano ragazzi della mia età ed uomini maturi, provenienti dalla provincia di Avellino e di ritorno da un cantiere in Germania dell’Est in cui avevano lavorato per tre anni, che, nelle lunghe serate invernali trascorse nella baracca di legno, dove si dormiva, mi fecero partecipe dei loro disagi, dei loro problemi, dei loro sogni.

Scoprii il significato della fatica, della lontananza dai propri affetti, della nostalgia di casa, della solidarietà. Tra i miei compagni di baracca c’era Giovanni che, nonostante la giovane età, era analfabeta ed aveva tre figli.  Mi chiedeva di leggerli le lettere che la moglie gli inviava, certamente perché s’era creata una reciproca stima ma, credo soprattutto, perché appartenevo ad un altro mondo (ero del nord) quindi distante dalle loro abitudini, da loro rituali e non avrei mai fatto trapelare i suoi problemi, le sue criticità.

Questa esperienza mi segnò profondamente e mi portò ad affrontare  ed a vivere il mio rapporto con la società ed i suoi complessi problemi in modo nuovo, diverso che ancora oggi,  dopo circa cinquant’anni, si perpetua.

Mi piace ricordare anche il ventennio in cui ebbi il ruolo di responsabile di filiale per una società austriaca, leader mondiale nella produzione di acciai per utensili.

Ebbi l’opportunità di conoscere straordinari colleghi che mi piace ricordare: i  responsabili delle filiali di Milano, di Padova, di Bologna, di Firenze e di Torino.

Abbiamo vissuto momenti esaltanti accanto a momenti veramente duri ed, insieme, abbiamo dato uno straordinario contributo al successo della società e, soprattutto, cementato un rapporto che va ben al di là delle quotidiane relazioni di lavoro.

L’avvento della pensione non coincise con la mia uscita dal mondo del lavoro.

Continuai, infatti, ancora per qualche anno inizialmente come direttore commerciale in una società composta da 160 persone (splendidi collaboratori, fra i quali mi piace ricordare Alessandra, Lucilla, Ornella, Andrea e Piero) e successivamente come direttore generale in un consorzio formato da 18 aziende operanti nel settore della pressocolata.

Oggi, padrone del mio tempo, ho riscoperto le mie antiche passioni e, mi auguro, di poterne condividere le emozioni e l’immenso piacere.